Addio Leo, risorsa perduta e mai colmata di questa città

La morte del regista e attore Leo De Beradinis, che per decenni ha legato e intrecciato la sua vita e la sua arte ai destini teatrali di Bologna, ha suscitato grande emozione nel mondo della cultura cittadina. Ospitiamo un ricordo del regista Andrea Adriatico. “Perché le persone solo morendo diventano così belle, così rispettabili”~ E’ una battuta del Ritorno al deserto di Bernard-Marie Koltès, che come sempre è una fotografia raggelante della nostra umanità. E’ morto Leo De Berardinis. O per meglio dire, il corpo di Leo De Berardinis. Perché il resto era già morto da tempo, da quel maledetto giorno in cui qualcuno sbagliò qualcosa in una clinica bolognese e la mente di uno dei più seguiti e straordinari artisti del nostro tempo si perse nel viaggio segreto dell’ esistenza. Fu un uomo di teatro di grandissima levatura, che emozionò platee intere con i suoi spettacoli. Non nascondo che provo un certo imbarazzo nel tentare di ricordarlo qui, in queste pagine e in questa giornata in una Roma bellissima che ne accoglie le spoglie, bagnata da un sole di settembre, come sempre senza tempo. Basterebbe forse qualche nota di Charlie Parker, cui dedicò un film magnifico, e un lungo silenzio per ricordarlo davvero. Ma proverò a fare del mio meglio. Proprio io che Leo forse non l’ ho mai capito. Io che l’ ho sempre rispettato guardandolo da lontano, sottolineando in ogni occasione pubblica e privata quanto fossi distante dal suo intendere il teatro come elemento totalizzante.

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Addio Leo, risorsa perduta e mai colmata di questa città





articolo originariamente pubblicato su Repubblica Bologna del 19 settembre 2008