A porte chiuse

 

Due donne e un uomo, rinchiusi in un salotto per l’eternità. Quel salotto elegante e perbene è l’aldilà, e la loro convivenza è la condanna dopo la morte, perché “l’inferno sono gli altri”. Jean-Paul Sartre scrive “A porte chiuse” (“Huis clos”) nel 1944, firmando uno dei capolavori della drammaturgia europea: un serrato dialogo fra tre morti che protraggono la loro pena semplicemente rigettandosi in faccia verità scomode. Una metafora delle relazioni sociali e della stessa identità, formata dalla prospettiva degli altri. Un’intuizione che rimane sempre potente per la sua capacità di descrivere i rapporti umani, e dunque le aberrazioni e forzature del giudizio altrui, anche 70 anni dopo, nell’epoca in cui il “controllo” dell’altro passa impietoso e violento attraverso i media e i social network, definendo un “inferno globale” che è l’ambiente in cui viviamo.

Dopo gli “inferni” di Copi, Elfriede Jelinek, Koltès, Beckett o Pasolini, Andrea Adriatico approda all’opera più esplicita riguardante la pressione sociale come fonte di sofferenza per l’uomo della nostra epoca. E lo fa in una coproduzione che vede coinvolti Teatri di Vita, Akròama e Teatri di Bari, nell’ambito del VIE Festival.

Lo spettacolo rientra nel progetto “Atlante”: progetto cervicale per chi soffre di dolori al collo, dolori da peso del mondo”, che si sviluppa attraverso gli spazi urbani. Dopo Bologna, 900 e duemila, prima tappa di “Atlante” negli spazi monumentali del capoluogo emiliano, ecco lo spazio tutto interiore e domestico di A porte chiuse, seconda parte del progetto.

Lo spettacolo è in scena dal 13 al 18 ottobre 2016 a Teatri di Vita
nell’ambito del VIE Festival

Approfondisci…

 

A porte chiuse


A porte chiuse
Dentro l’anima che cuoce

uno spettacolo di Andrea Adriatico

ispirato a Jean-Paul Sartre

drammaturgia di Andrea Adriatico e Stefano Casi

con Gianluca Enria, Teresa Ludovico, Francesca Mazza

e con Leonardo Bianconi

con l'amichevole partecipazione di Angela Malfitano e Leonardo Ventura

cura Daniela Cotti, Alberto Sarti, Saverio Peschechera e Laura Grazioli
scene e costumi Andrea Barberini
tecnica Salvatore Pulpito
una produzione Teatri di Vita, Akròama T.L.S.
con la collaborazione di Teatri di Bari
con il sostegno di Comune di Bologna – Settore Cultura, Regione Emilia-Romagna – Servizio Cultura, Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo

a Giulio